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mercoledì 13 novembre 2013

Arrivederci o Goodbye? Io mi mangio le castagne!

Le fatiche lavorative, se non altro per la giornata odierna col tacco 12 in conferenza stampa, hanno sortito terribili effetti sui miei piedi, e decido che torno a casa in taxi.


Arrivata saluto gentilmente il taxista col più classico "Arrivederci" e ho un'illuminazione.
Non trovate strano che per noi italiani il nostro augurio nel salutarsi sia di rivedersi? Voglio dire, gli inglesi dicono "goodbye" che deriva dall'espressione "God be with you", ed sicuramente un saluto individualista: "che Dio sia con te". Invece per noi no, il nostro augurio è che ci possa essere un'altra occasione per rivedersi, stare insieme. Chiaro che per rivedersi bisogna essere entrambi vivi, ma non importa come ci si è arrivati, quali strade si siano percorse, quali circostanze ci riportino a ritrovarsi.
Ma forse il principio è che non importa dove si va, infondo si torna sempre a casa, come ricorda a tutta la mia famiglia la scritta sul muro: "Casa tua potrà farti dimenticare il mondo, ma il mondo giammai casa tua!
Ah la ricetta, giusto! Per me c'è un piatto che significa casa: le castagne!
La preparazione è facile e indolore: lavare le castagne e lasciarle a mollo per un paio d'ore, quindi scolarle e inciderle su un lato con un taglio orizzontale, porle in una una teglia con un dito di vino rosso e aromi vari (es. chiodi di garofano) e infornare per circa 20 minuti a 230 gradi, girandole di tanto in tanto.
Per arricchire: burro, speck a listine, melograno e quant'altro!
Io mangio, fate vobis!

domenica 27 ottobre 2013

Cupcake al Cioccolato

E ora che è arrivato veramente il freddo (e l'influenza), è giusto concedersi uno tra i dolci più buoni e ingordi: i cupcake! E se quando si fa una cosa bisogna farla bene, i cupcake sono al cioccolato con glassa di cioccolato! Anche se ho optato per una piccola modifica per dare un tocco più autunnale, alla farina classica ho combinato quella di castagne.
Ah, un ringraziamento speciale al libro che mi ha regalato la mia mamma: "Muffin & Cupcake", edito da Gribaudo.
 Ingredienti:

Muffin:
100 gr di cioccolato fondente
120 gr di burro
200 gr di zucchero di canna
1 uovo
250 ml di latte
1 bustina di lievito vanigliato
100 gr di farina 00
100 gr di farina di castagne
15 more (indicativamente una per ogni muffin)
sale

Copertura:
200 ml di panna fresca
200 gr di cioccolato fondente

Preparazione:
Sciogliere a bagnomaria il burro a cubotti con il cioccolato fondente finché il composto non sarà ben amalgamato, a questo punto lasciare raffreddare e aggiungere poi al composto lo zucchero...
L'uovo leggermente sbattuto e il latte, infine le due farine setacciate (soprattutto quella di castagne), il lievito e un pizzico di sale.
Amalgamare bene il tutto con delicatezza e versare il composto nei pirottini imburrati. Io ho usati sia quelli di alluminio e sia quelli di carta da mettere nella teglia.
Mettere nel forno pre-riscaldato a 180 gradi e lasciar cuocere per circa 5-10 minuti.
Nel frattempo preparare la copertura, una semplice ganache di cioccolato fondente: scaldare la panna e quindi aggiungere il cioccolato spezzettato e mescolare finché non si avrà un composto omogeneo.
Lasciare quindi raffreddare in frigo per circa un'oretta.
Quando i muffin saranno pronti, toglierli dal forno e lasciarli riposare un 15 minuti, quindi togliere la parte sopra e inserire dentro una mora.
A questo punto la ganache dovrebbe essersi raffreddata a sufficienza, riempire la sac à poche e quindi guarnire!
Buon appetito!

domenica 6 ottobre 2013

Nata sotto il segno dei gemelli....

Nata l'8 giugno di qualche anno fa, in una notte di quasi estate...Ho sempre creduto che il mio carattere sia stato influenzato dalle stelle di quel cielo terso e, in particolare, da quei Castore e Polluce, le più luminose della costellazione dei Gemelli, il segno zodiacale mio e, per destino o per scelta, di tante persone a me care!
Paolo Fox, il mio personale guru dell'astrologia dice: spirito dinamico, attivo, intraprendente! E’ il segno della comunicazione è proprio per questo motivo molti presentatori, scrittori, musicisti importanti sono Gemelli. Il bisogno di frequentare, conoscere, allargare il giro dei propri amici è una delle qualità di questo segno. Se esagerata, però, può dare una tendenza alla superficialità difficile da gestire.
Ecco perché deve sempre valutare con cura le persone che frequenta e mai dare giudizi di corsa. Ama parlare, confrontarsi, verificare le proprie idee; si stanca presto di tutto. Cambiano amicizie o preferisce frequentare gruppi diversi, alternandoli; si annoia facilmente e deve tenere desta la propria curiosità; talvolta si sentirà fuori dal mondo, quando mancano stimoli si sente “soffocare”… detesta restare chiuso in casa e ha bisogno sempre di nuove idee per sentirsi attivo e vitale!

E come dargli torto: in primis, se non altro, sono ormai a tutti gli effetti una "professionista della comunicazione".
Ma soprattutto è vero il mio infinito bisogno di viaggiare, scoprire, non fermarmi, a volte anche in modo un po' caotico, disorganizzato, destinato alla tragedia... Non sopporto l'inerzia, l'indolenza, il piangersi addosso, anche a costo di fare scelte spesso d'istinto, farmi prendere dal mood del momento, per riuscire a essere serena di quello che ho (e non ho).
Qualche giorno fa mi è ricapitata tra le mani una lettera scritta (e mai recapitata) ormai 10 anni fa al mio primo amore. Al di là dei deliri della giovane età, mi sono resa contro di quanto poco sia cambiata.... Si, sono una rompicoglioni coi miei fidanzati, è più forte di me, ma non so cosa siano le tattiche e mi rendo conto che tanti si sono innamorati di me per un mio lato, predominante soprattutto quando sono single... Ma poi nella quotidianità sono anche altro... Quella doppia personalità tipica dei gemelli, con cui chi mi sta davvero accanto deve convivere, supportare e sopportare. Perché per amore mi viene naturale rinunciare a parte della mia libertà, ma poi divento isterica :)
Non importa se ho voluto cancellare o hanno voluto cancellarmi... A colui che mi ha insegnato ad amare e ad essere amati, a colui che mi è stato accanto nel momento più difficile della mia vita stimolandomi a intraprendere i miei sogni, anche se è finito a tradirmi come nei più banali finali, a colui che forse amo ancora... Vorrò sempre bene e, come direbbe Hermann Hesse, "comunque si svolga la nostra vita, non accadrà mai che, nel momento in cui mi chiami seriamente e senta d'aver bisogno di me, mi trovi sordo al tuo appello. Mai."


E in effetti il mio segno non è certo tra i più passionali, ma dai grandi affetti, e dalle grandi amicizie, che in questi 28 anni si sono succedute, con tanti punti fermi, che mi sono state e mi stanno accanto in tutti i miei deliri... Grazie!

E così il secondo e il terzo tatuaggio hanno preso vita.... E mentre il primo è stato fatto per ricordarmi che prima di tutto ci sono io, poi la mia famiglia, e poi chissà...
Questi ultimi servono a ricordarmi che si, sono nata sotto il segno dei gemelli, e si la mia casa è il mondo....
Guided by a beating heart, I can't tell where the journey will end, but I know where it starts... I hope I get the chance to travel the world, and I don't have any plans, I wish that I could stay forever this young, not afraid to close my eyes. Life's a game made for everyone and love is a prize!

venerdì 4 ottobre 2013

Il tempo delle mele...



E dopo questo momento #memories, finalmente è arrivato l'autunno con i suoi colori, i suoi profumi, la sua frutta e qualche novità lavorativa... Tempo di riflessioni che, vi prometto (o forse vi minaccio) vi racconterò a breve!
Ma intanto c'è un dolce che per me equivale, per tanti motivi, alla serenità di casa: la torta di mele. E questa è la ricetta veloce con il preparato per la torta Margherita di Buitoni (la novità di cui vi dicevo :) )


Ingredienti:
1 preparato per torta Margherita di Buitoni
4 mele golden
1 limone
10 cioccolatini
Preparazione:
Sbucciare, lavare e tagliare a listine le mele, e lasciarle a mollo per un 15/20 minuto in acqua e limone.
Nel frattempo riscaldare il forno a 170°, imburrare ed infarinare la tortiera (se non è antiaderente vi suggerisco di usare anche la carta da forno) e versare quindi l'impasto nello stampo piegando la busta in due nel senso della lunghezza per facilitare la completa fuoriscita del prodotto.
A questo punto è il momento di "pimpare" il preparato prima con il cioccolato (io ho stagliuzzato i miei cioccolatini che provenivano da una maxi scatola regalo che sembrava non finire mai) da mescolare bene col composto...
E poi ponendo le mele (debitamente asciugate) obliquamente partendo dall'esterno...
Infornare e togliere la torta dopo circa 30 minuti. Al solito, verificarne la cottura con uno stecchino.
Cappuccino, e la colazione è pronta!

giovedì 5 settembre 2013

Cena al Rebelot: guest star Franz!

Interrompo gli entusiasmanti aneddoti della mia estate asiatica, per raccontarvi due cene della mia estate milanese, ancor più esotica, visto che la città è più deserta del Sahara e, se non altro per buon cuore, inviti qualsiasi persona tu conosca, che sia rimasta in the city, a unirsi alla tua tavola....
Or dunque, io e le mie due amichette amanti del buon cibo (2 food blogger e 1 food journalist n.d.r.) abbiamo spostato un po’ la seggiola per far posto a un amico in più... E qualche sera dopo... a tanti nuovi ospiti, ed è raddoppiata l'allegria (ma forse #ancheno)

Da qui è nata però l’idea di raccontare le serate da un punto di vista un po’ diverso, quello di un milanese un po’ fighetta ma ironico e soprattutto una persona orribile! Poi io sono per attitudine anti politicaly correct....

Per cronaca, abbiamo cenato al Rebelot due volte nel giro di 8 giorni, e non parlo di giorni lavorativi bensì di calendario. E già questo dimostra quanto ci sia piaciuta la cucina.... No, non sto cercando di pararmi il c*** per quello che sto per pubblicare! Seriamente, tra l'altro, entrambe le volte abbiamo prenotato dando un po’ i numeri. Al momento degli ordini, la prima volta una grande bouffe da dividere in 4 poi, in considerazione dell’”abbondanza” dei piatti, abbiamo optato per dividerla ogni 2. Io e le mie amiche gourmet-addicted non avremmo potuto non apprezzare le proposte dello Chef  e i cocktail pazzeschi del Barman... Su tutti, Wanessa oxida e Terra mare!


D’altro avviso il nostro nuovo commensale, che non ha saputo amare la burbera cordialità che contraddistingue questo bistrot, un angolo incantevole di Milano che, nonostante il commento che segue, per quanto mi riguarda vi consiglio per una cena x2.

Ed ecco qui il suo racconto:

"Entro con delicatezza in questo prezioso blog (in realtà si riferiva a quello della mia amica n.d.r.) scrivendovi da un bistrot di Miami. Premetto che essendo in America ed essendo il classico viziatino italiano, riesco con fatica ad adeguarmi alla loro cucina confusionaria. In questo momento un cameriere mi sta versando l’acqua. Questo è il suo unico mestiere. Ovviamente sorridendo e correndo ogni qualvolta io la finisca, quasi come avesse un radar. Una signorina (non troppo carina) mi ha accolto con lo stesso sorriso all’ingresso del locale, dandomi la password del wifi. Questo è il suo unico mestiere. Dandomi il menu’, un grazioso nanetto pakistano/americano, mi chiede se sono allergico al glutine. L’acqua Naturale “Simple ice water” è gratuita, e compresa di refill illimitati. Per ora mi fermo qui, anche perché non capirete che cazzo c’entra con il rebelot cui questo mio intervento dovrebbe vertere.
Ebbene, in una calda giornata agostiana pre-vacanze sono stato invitato (e successivamente re-invitato) da alcune amiche, di cui una è la calorosa owner di questo prestigioso blog (vedi sopra n.d.r.), al ristorante REBELOT. Per un milanesissimo come me andare in un posto sui navigli che si chiama Rebelot è come per un bambino di 5 anni vedere Babbo Natale! Entro quindi con entusiasmo pregustando già l’idea di tuffarmi in un cotolettone gigante, o in un ossobuco con 400 grammi di midollo. Dopo 40 secondi scopro che il cuoco è Argentino. Va beh, sarà appassionato di cucina milanese…
All’ingresso ci accoglie una gentilissima cameriera che si incazza come un leone perché siamo in due in meno, e ci ha dato un tavolo troppo grosso. Beh, anche in 6 non ho mangiato in un tavolo così piccolo neanche sull’aereo di andata per Miami. Va beh, mi ricorda un po’ i momenti in cui svaccato mangio sul comodino, poco male va bene cosi’.. Apprendo che il locale non è propriamente milanese, ma basato su un sistema di “piattini” monoporzione che si possono scegliere dal menu’.

Da ingordi barbari ovviamente scegliamo il gran plateu di piattini da due milioni di euro. I piattini variano dal semplicissimo gazpacho, fino a elaborazioni interessanti di animelle e altre cose... Tra parentesi i piattini si possono scegliere singolarmente, ma nel menu’ degustazione lo chef fa quel cazzo che gli pare. Va bene, se non se ne intende lui… . Prima porzione… attendiamo tutti con trepidazione… Gazpacho!

Beh il primo pensiero che mi è venuto è: pezzenti! In verità al decimo piattino si arriva quasi sazi, e ad essere onesti non ci si può certo lamentare dei sapori e dell’abilità di Leo Messi in cucina. Io pero’ continuo a pensare al mio risotto col vino nero che sognavo guardando l’insegna, ma devo ammettere che questo è un problema mio.
Torniamo a noi! Ricordate il mio incipit riguardante il servizio del bistrot in cui mi trovo? Torno nell’argomento perché il cameriere nano pakistano era da ben 5 minuti che non mi sentiva e mi ha appena chiesto preoccupato se andava tutto bene. Ho la sensazione che se gli chiedessi di lavarmi la macchina andrebbe di corsa. Beh al rebelot non è proprio cosi’. Il camerierato, eccetto il baffuto sabino che si vede che è esperto e appassionato, è “leggermente” incazzoso. Riassunto in una frase: chiedere un cestino di pane alla cameriera è come se le sparassi nelle ginocchia.. Eh non è colpa mia se il gazpacho non mi leva la fame io volevo la cotoletta, fatemi mangiare! Signori, non basta obbligare i camerieri a spiegare nel dettaglio, come fosse una formula chimica, ogni piattino; non basta una cucina illuminata per essere diversi per forza.

Basterebbe essere gentili o per lo meno fare finta, Basterebbe far sentire il cliente a casa, che poi è il reale fine del ristoratore. Basterebbe non prenderlo per il culo (con il gazpacho nel supermenu da 70 euro, pezzenti!). Basterebbe cosi’ poco, e invece sembra cosi’ tanto. Scusate la brusca fine ma ora ho finito di mangiare, male, nel bistrot di Miami. Sarò scemo, ma preferisco spendere i miei soldi trattato bene e mangiando male, che mangiando bene ma trattato come un intruso. Amen"

Io ve lo dico, il loro gazpacho per me vale tutti i suoi soldi :)

Ed ecco il menù della serata e gli ultimi piattini... con dolce finale a base di panna cotta, squisito!